San Ruffillo: il colpo di coda dell’odio

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:: Carlo Mazzacurati “Mazza”

carlo mazzacuratiCarlo è nato nel 1925 a Minerbio e fa il tornitore a Bologna. È comunista,ed è diventato partigiano: nome di battaglia “Mazza”. Combatte contro i nazisti, con la 36a brigata Bianconcini Garibaldi in Appennino. Dopo l’arresto dell’avanzata alleata tutto è diventato più duro lassù: i tedeschi possono concentrare le proprie forze nella caccia agli odiati partigiani, i “banditen”. È in quei mesi, all’inizio di gennaio del 1945, che Carlo viene catturato e portato a San Giovanni in Monte: resterà in quella cella per meno di un mese.

:: Orfeo Galletti

Negli stessi giorni di Carlo arriva nelle celle di San Giovanni in Monte anche Orfeo. Lui ha qualche anno in più, 25, ed è aiuto macchinista nelle ferrovie. orfeo gallettiTanti antifascisti e partigiani sono ferrovieri: chi non è in brigata, fa comunque del suo meglio per combattere i nazifascisti, con sabotaggi o aiutando i prigionieri a scappare. Orfeo fa parte della 4a brigata Venturoli e fa la sua parte in quei mesi tremendi, fino a quando un delatore lo denuncia: anche questo sta accadendo troppo spesso in quest’ultimo inverno di lotta. Vengono a prenderlo e lo portano in una cella.

Il 10 febbraio Carlo e Orfeo vengono prelevati, con altri 53. Il registro del carcere dice che vengono affidati al “Comando tedesco SS”. Forse vogliono deportarli in Germania... chissà cosa passa nella testa di quei 55 uomini. Invece le SS li portano sul terrapieno della ferrovia, vicino alla stazione di San Ruffillo. La zona è deserta: è spesso bombardata, cannoneggiata, la popolazione è tutta sfollata. Il terreno è pieno di voragini per le bombe sganciate dagli alleati. Per i nazisti il luogo ideale per consumare un massacro nascosto.

lapide di san ruffilloCarlo e Orfeo, con tutti gli altri, vengono uccisi a San Ruffillo: la buca di una bomba sarà la loro tomba fino alla fine della guerra. Lo stesso destino aspetta ancora quasi altrettanti uomini nei mesi seguenti: uno sterminio silenzioso, la città non sa. Solo dopo la guerra cominceranno ad emergere quei corpi e con essi la verità e qualcuno ricorderà di aver sentito quelle raffiche di mitra. Non tutti verranno identificati; a tutti loro è dedicata una lapide, su cui si legge: “da queste fosse rosse di sangue risuona la voce dei partigiani trucidati dai nazifascisti ad ammonire i vivi che non c'è civile grandezza senza libertà ed amore”

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