due famiglie nel ’45

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:: Leonildo Corazza

leonildo corazzaLeonildo e la sua famiglia vivono nelle campagne di Calderara, sono coloni di un gerarca fascista. Ci sono i tre fratelli Leonildo, Eliseo e Adolfo, sua moglie Lodomilla e i loro 4 figli, tra cui Bruno e Corrado, partigiani. Tutti antifascisti: casa Corazza è una base partigiana. La proposta è stata di Bruno, il comandante partigiano “Bandiera”, ma Adolfo, Lodomilla e tutti gli altri hanno accettato con convinzione: un vano scavato nelle balle di paglia e quel cascinale diventa un rifugio sicuro per i partigiani, i Corazza non solo li ospitano, ma procurano loro da mangiare, li curano e papà Adolfo non fa mai mancare una bottiglia di grappa che distilla lui.

Nel settembre 1944 la zona è piena di tedeschi, i rischi aumentano, sono giorni drammatici. Ma accadono anche cose belle: Leonildo si sposa con Albertina. Passano poco più di 15 giorni, all’alba di un nebbioso 3 dicembre un delatore guida brigate nere ed SS a casa Corazza, che viene circondata e perquisita. Per fortuna i partigiani sono appena partiti, ma i nazisti portano via tutti, si salva solo Corrado, che per fortuna non è lì. Per tutti, interrogatori e carcere.

Venti giorni dopo Adolfo e Lodomilla vengono rilasciati, troveranno la loro casa bruciata, dopo la guerra sapranno che Bruno è stato ucciso a Sabbiuno, il suo corpo gettato con gli altri nei calanchi. Leonildo e Eliseo a gennaio vengono ammassati senza spiegazioni con altri prigionieri su camion, destinazione il campo di transito di Bolzano e di lì a Mauthausen, Gusen. Il 5 maggio 1945 Mauthausen è liberato, ma solo Eliseo torna a casa, Leonildo è morto il 3 aprile, senza conoscere la figlia che Albertina sta portando in grembo.

:: Luciano Venturi “Lucciola”

luciano venturiLuciano è nato nell’agosto 1928. Nel ’43 è solo un ragazzino di 15 anni che studia alle Aldini e lavora come meccanico alla Ducati, che dall’8 settembre 1943 è occupata dai nazisti e non produce ancora moto ma radio, antenne, macchine fotografiche. Eppure Luciano, così giovane, ha le idee chiare: vuole combattere il fascismo e si unisce alla Resistenza. Diventa il partigiano “Lucciola” nella 66a brigata Jacchia, a Monterenzio.

Ma il 7 novembre del 1944 Luciano e suo padre Ettore vengono catturati dai tedeschi a Ozzano. È l’inizio di un incubo: rinchiusi a Bologna, nel carcere di San Giovanni in Monte. Da lì si usciva solo, a turno, per essere portati nella sede della Gestapo o in quella delle Brigate Nere ed essere interrogati e torturati.

Ma da quella cella Luciano e suo padre escono, il 22 dicembre, per andare verso un destino peggiore: deportati a Mauthausen, poi a Gusen. Luciano non ce la fa, il ragazzino partigiano, che ha conosciuto l’inferno dei lager, muore il 7 aprile del 1945, ad agosto avrebbe compiuto 17 anni. Papà Ettore sopravvive, come Eliseo viene liberato il 5 maggio. A Gusen hanno lasciato un fratello e un figlio.

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