il “Biondo” e “Bolero”

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:: Ermanno Galeotti “Biondo”medaglia argento valor militare

ermanno galeottiErmanno è nato nel ‘24 a Pian di Setta. Figlio di minatore, è aggiustatore alle Minganti. In fabbrica è nel sindacato antifascista.

Dopo l’8 settembre è tra i primi giovani a fianco dei “vecchi compagni”, nasce la 7a Brigata GAP, Ermanno è il “Biondo”. Lui e la partigiana “Lina” sembrano una innocua coppietta mentre pedinano i gerarchi fascisti o fanno ricognizioni per i sabotaggi; i soldati fanno la guardia davanti al deposito di armi di San Luca, Ermanno e i compagni passano in silenzio dal retro; sotto il naso dei tedeschi al Meloncello portano il carretto cigolante pieno di esplosivo; attraversano il centro città con bombe a mano in sporte della spesa, un po’ di verdure a coprirle… e poi tante azioni, sabotaggi e colpi di mano.

Ma il 20 aprile ’44 il loro furgone pieno di munizioni incontra un posto di blocco alla Croce del Biacco, otto brigatisti neri armati di mitra: sono scoperti. Nello scontro a fuoco Ermanno è ferito, si nasconde in una buca, lo scovano: i fascisti lo finiscono a pugnalate e lasciano il suo corpo lì per giorni. Il “Biondo” è il primo caduto della 7a Gap, medaglia d'argento al valor militare: “…Richiamando su di sé il fuoco avversario, dava la possibilità al convoglio di proseguire e dopo aver da solo annientato numerosi avversari, cadeva colpito a morte…”

:: Corrado Masetti “Bolero”medaglia oro valor militare

Corrado è di Zola. Fino a 21 anni ha fatto il calzolaio, poi nel ’36 la chiamata alle armi: combatte “per il Duce e il fascismo” in Spagna e poi nell’occupazione di Jugoslavia e Slovenia. È stato ferito, ma ha capito tante cose: tornato a casa sceglie di combattere sì, ma per sconfiggere nazismo e fascismo.

corrado galeottiDiventa “Bolero” e combatte in montagna, è coraggioso ed ha esperienza militare: è nominato comandante della 63a brigata Garibaldi. Nell’ottobre del ’44, dopo una feroce controffensiva nazista, l’ordine è di confluire a Bologna, si spera in un’insurrezione imminente. Si aprono la strada combattendo e nella notte tra il 29 e il 30 “Bolero” e i suoi devono passare il fiume a Casteldebole, ma il Reno è in piena, i compagni dall’altra riva tentano con una barca ma non c’è nulla da fare, allora si rifugiano in un capanno, in attesa.

Ma una spia fa una soffiata, le SS li circondano: 500 nazisti contro 19 partigiani! Non si arrendono: si battono per più di tre ore ma cadono ad uno ad uno. “Bolero” con i pochi superstiti tenta di spezzare il cerchio, ma cade colpito a morte. Da allora la 63a diventa la brigata Bolero e lui sarà medaglia d’oro al valor militare.

A Casteldebole il sangue deve ancora scorrere: i partigiani feriti vengono torturati prima di essere finiti, un tedesco è morto e per rappresaglia i nazisti rastrellano 15 civili: li legano con fil di ferro e li ammazzano a mitragliate. I responsabili non verranno mai processati.