perché Il filo rosso

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Questo lavoro è nato dal bisogno di dare una voce ed un volto ai nomi che appaiono nelle nostre strade, su targhe e lapidi, quelli a cui sono dedicate le nostre scuole e i giardini. L'idea iniziale era di realizzare una mappa della memoria della Resistenza in quartiere.

Poi, attraverso quel lavoro di ricerca, questi nomi sono diventati persone: i loro volti ci hanno guardato dalle fotografie d'epoca, spesso sbiadite e rovinate, le loro storie ci hanno parlato dalla distanza degli anni una lingua attualissima e, raccontando di antifascismo, speranze per il futuro, voglia di combattere le ingiustizie, ci hanno parlato anche di noi.

Mano a mano sono diventati loro i protagonisti di questo racconto e così la storia del nostro quartiere ha preso vita, corpo e calore: le nostre strade hanno raccontato storie e quei nomi incisi nella pietra o stampati sulle targhe sono diventati nomi di persone vere e importanti.

Abbiamo provato a raccontare di loro con parole semplici, perché sono storie che non hanno bisogno di aggettivi per arrivare al cuore e perché ci teniamo che parlino anche ai più giovani. Ne è venuto fuori un racconto corale, che attraverso le storie dei singoli tocca il tema dell'antifascismo come della Resistenza combattuta, sia in città che in montagna, ma anche quello della deportazione e dei campi di sterminio, e degli eccidi nazifascisti.

Abbiamo consapevolmente privilegiato l'emozione diretta dello scarno racconto dei fatti, non avevamo l'ambizione di raccontare La Storia, speriamo però che le storie che raccontiamo lascino in chi non sa o sa poco la voglia di capire di più, di informarsi, perché ricordiamo sempre che "chi non conosce la Storia è condannato a ripeterla".

Di certo speriamo che questo lavoro contribuisca a ricostruire una memoria condivisa di questo quartiere e della sua storia antifascista, popolare, operaia.

Non abbiamo però abbandonato l'idea della "mappa della memoria" della Resistenza in San Donato: i luoghi della memoria (lapidi, scuole, centri sociali, vie dedicate) e quelli della storia (basi partigiane, luoghi di azioni, case di partigiani). Ne sono scaturiti una cartografia "resistente" di San Donato ed una tour digitale che vuole invitare a concretissime passeggiate nelle nostre strade alla riscoperta della memoria. Il racconto e la mappa dialogano quindi tra loro.

Il progetto prevede anche una parte su web, perché crediamo che questo mezzo sia indispensabile alla conservazione e diffusione della memoria partigiana, in particolare tra le nuove generazioni ma non solo: per questo è stata realizzata una mappa per googlemaps e non solo. I contenuti della mostra resteranno poi disponibili sul web e su questo sito pubblicheremo links e riferimenti.

Il filo rosso della memoria non si interromperà con questo evento: vogliamo portare le nostre tavole nelle scuole (del quartiere e non solo) e in tutti i luoghi di aggregazione che vorranno ospitarci e il sito segnalerà i futuri appuntamenti, perché l'obiettivo di questo lavoro è raccontare, e a più persone possibili, impedendo che il filo rosso si spezzi.