la lunga strage del poligono

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:: Renato Bentivogli “Renè”

renato bentivogliRenato è nato nel 1912. È di Malalbergo ma nel 1943 vive a San Donato. Fa il fontaniere e – dopo aver fatto i due anni di leva a 20 anni – è stato richiamato nel 1939: combatte in Albania e Grecia, torna alla fine del ‘42. Dopo l’8 settembre 1943 Renato riprende le armi, ma questa volta per combattere il nazifascismo: diventa partigiano della 1a Brigata Irma Bandiera. Tra il luglio e l’agosto del 1944 la guerriglia urbana dilaga: scontri, sabotaggi, attacchi ai convogli anche in pieno giorno. Fascisti e nazisti non stanno a guardare: partigiani e antifascisti torturati e uccisi, tanti arrestati e tra loro “Renè”. Ma la risposta preferita dei nazifascisti è la rappresaglia: per le recenti azioni partigiane il 30 agosto prelevano dal carcere Renato ed altri 11, tra i quali anche Giocondo Musi. Li portano al poligono di tiro, in via Agucchi: la loro sorte è segnata. Il giorno dopo è su “Il Resto del Carlino” la notizia della fucilazione dei “fuorilegge”

:: Corrado Scardovi

corrado scardoviCorrado è più giovane, è del ’20, fa l’operaio verniciatore. Anche lui è partigiano, ma combatte in montagna nella 66a brigata Jacchia. Viene arrestato dalle Brigate Nere e incarcerato a Bologna. È l’alba del 20 settembre 1944 quando Corrado ed altri 11 vengono prelevati senza preavviso dalle loro celle. Anche questa è una rappresaglia, sono spacciati. Tra i dodici, due sacerdoti. Don Natale Monticelli e don Ildebrando Mezzetti, che impartisce a tutti loro l’assoluzione. Poi sono messi al muro. Anche di queste morti “Il Resto del Carlino” dà notizia il giorno dopo: è stata fatta giustizia contro “alcuni ribelli impenitenti”, “sovversivi in flagranza di reato”.

Allora il Cardinale di Bologna, Giovanni Battista Nasalli Rocca, scrive a Kesserling “mi è stato comunicato che un mio sacerdote con altri dieci è stato fucilato per la solita rappresaglia. Questa notizia mi ha angosciato… Ora mi giunge notizia che a questi undici si vogliono aggiungere altre nuove vittime… Vi scongiuro come vescovo e come italiano che risparmiate queste nuove vittime ... un atto di clemente giustizia sarà veramente apprezzato da questa città che, ve lo dico con tutta la forza dell'animo, è stanca di vedere scorrere così il sangue”. Non ci sarà risposta, se non altre esecuzioni.

lino rubbini:: Lino Rubbini

Lino vive a Medicina ed è bracciante, ha 22 anni nel 1944 ed è partigiano della 5a brigata Matteotti. I tedeschi catturano anche lui: è il 12 novembre e finisce in cella, ne uscirà solo per cadere anche lui, sei giorni dopo, contro quel muro del poligono di tiro.

monumento al poligono di tiroNon si hanno numeri esatti sui morti del poligono, almeno 270, forse di più: fu il sindaco Dozza, nel 1955, a volere che un monumento li ricordasse tutti.